Cos'è il CANTO DIFONICO?

Creare ritmi e melodie con gli armonici naturali della voce è ciò che oggi prende il nome di CANTO DIFONICO.

Di fatto, gli armonici sono già presenti nella voce parlata, soltanto che normalmente non vi prestiamo attenzione. Il CANTO DIFONICO pertanto non è soltanto una tecnica, altresì è un mezzo per poter accedere ed interagire con questo microcosmo sonoro.

Ma cosa genera gli armonici? 

Quando le corde vocali vibrano, aprendosi e chiudendosi periodicamente per centinaia di volte al secondo, creano un tono di base, detto fondamentale. Questo tono fondamentale passa poi attraverso il tratto vocale, che inizia con le corde vocali e termina con le labbra. Durante questo passaggio, il tono fondamentale si amplifica generando a sua volta i suoni armonici.

Normalmente, gli armonici non vengono mai percepiti singolarmente, perché la loro energia sonora è distribuita in modo (quasi) uniforme. Non solo, oltre agli armonici abbiamo anche una minima componente di rumore. Questi parametri definiscono il timbro di una voce o di uno strumento musicale.

Ma rimaniamo sulla voce umana che, a tutti gli effetti è, uno strumento musicale!

Essa funziona come un filtro acustico: quando parliamo, articolando le vocali modifichiamo l'energia acustica degli armonici, spostandola verso aree specifiche dello spettro sonoro.


Tutto questo è possibile grazie al movimento combinato tra lingua, mandibola e labbra, tutti movimenti che facciamo quotidianamente mentre parliamo. Il canto difonico utilizza gli stessi movimenti, ma in modo più preciso. E' infatti possibile concentrare l'energia in un solo armonico alla volta, mettendolo così in risalto rispetto agli altri. L'effetto è molto forte perché di fatto emergono due suoni distinti: l'armonico volutamente selezionato ed il tono fondamentale a volume molto ridotto.         

                                                                                                                    

I praticanti più esperti possono creare delle melodie ben precise scandendone il ritmo; da qui deriva l'espressione "canto degli armonici".

Per approfondire nel dettaglio questo argomento, vi consigliamo di leggere il seguente articolo, in cui troverete informazioni e nozioni accuratamente dettagliate. Ringraziamo Walter Mantovani per l'instancabile lavoro da lui svolto nella ricerca e nello studio del Canto Difonico!


Va ora detto, però, che non esiste una sola tecnica di Canto Difonico. Quante ce ne sono?


Le tecniche di Canto Difonico sono molte, ma le più antiche vengono dalla repubblica di Tuvaed hanno nomi precisi che richiamano anche lo stile con cui sono state tramandate nei secoli.          Le principali sono:

Kargyraa: sfrutta la vibrazione aggiuntiva delle false corde, creando una sub-ottava. Vengono  poi create delle melodie, solitamente con le vocali U,O,A,E,I. Vengono esclusi volontariamente gli armonici 7,11,14 e 15.

Khoomei: le false corde non vibrano ma vengono tese in modo da conferire alla voce un timbro metallico . Vengono poi create delle melodie con le vocali a labbra semichiuse. Vengono esclusi volontariamente gli armonici 7,11,14 e 15

Sygyt: anche qui le false corde non vibrano ma vengono tese in modo da conferire alla voce un timbro metallico. Le melodie vengono create in modo simile allo Khoomei, con la differenza che la punta della lingua viene poggiata sul palato, diminuendo ancor di più il volume del tono fondamentale.


Qui potete ascoltarle tutte e tre, eseguite da un cantante tradizionale Tuvano, Ayan-Ool Sam.


Il fatto estremamente curioso è che le prime due tecniche appaiono in Sardegna nel Canto a Tenore: per chi non lo conosce, il Canto A Tenore è un'antichissima forma di canto corale a quattro voci, delle quali una è il solista (Sa oghe), mentre le altre tre formano l'accompagnamento, intrecciandosi tra loro (con la parola "tenore" infatti si intende "intreccio").                   

Nello specifico, il "tenore" è formato da:

Su bassu:  canta la tonica (esattamente come il kargyraa, sfrutta la vibrazione aggiuntiva delle false corde, creando una sub-ottava)

Sa contra: canta la quinta (come nello khoomei, le false corde vengono tese in modo da conferire alla voce un timbro metallico)

Sa mesu oghe: armonizza con dei melismi su terza maggiore, quarta, a volte anche quinta e sesta.



In occidente, a partire dagli anni 60/70, si sono sviluppate nuove tecniche ispirate dallo stile Sygyt della tradizione tuvana, che possono essere classificate a seconda del posizionamento della lingua:

L (come lo stile Tuvano Sygyt, ma con timbro vocale meno metallico)

J (il suono di questa tecnica è quasi identico alla L, ma la lingua sfiora il palato anziché poggiarvisi)

NG (la particolarità di questa tecnica è che sfrutta cavità nasale e orale contemporaneamente)


Inoltre a fine degli anni 90, nasce il Canto Difonico Politonale, dove la fondamentale viene

modulata contemporaneamente agli armonici. Dato che la musica occidentale deriva dalla musica

classica europea, il Canto Difonico Politonale è l'unico modo per eseguire alcuni brani classici,

come ad esempio il "Canone di Pachebel", qui eseguito dal maestro Wolfgang Saus.